Home ATTUALITÀ Estorsioni e riciclaggio, a Roma 9 arresti: anche ex senatore De Gregorio

    Estorsioni e riciclaggio, a Roma 9 arresti: anche ex senatore De Gregorio

    Società create per riciclare denaro ed estorsioni a locali del centro di Roma: 9 misure cautelari per estorsione, riciclaggio e autoriciclaggio. Tra gli arrestati c’è anche l’ex senatore della Repubblica Sergio De Gregorio.

    Operazione “Pianeta Italia”

    E’ scattato alle prime ore di questa mattina il blitz della Squadra Mobile coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Nel corso dell’operazione “Pianeta Italia”, sono state sequestrate dalla Polizia alcune società e circa 480 mila euro.

    Sequestro preventivo quote sociali, beni e 480mila euro

    Agenti della Prima Sezione Criminalità Organizzata stanno eseguendo 9 provvedimenti cautelari a carico di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso, di estorsione, riciclaggio ed autoriciclaggio.

    E’ stata data esecuzione inoltre al decreto diequestro preventivo delle quote sociali, dei conti correnti e del complesso aziendale dei beni del patrimonio aziendale di alcune società ed un sequestro di circa 480 mila euro.

    Gli arresti

    Custodia cautelare in carcere per l’ex senatore Sergio De Gregorio accusato di estorsione aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio. In carcere sono finiti anche due ex appartenenti alla Marina Militare, Antonio Fracella, 41 anni, di Nardò (Lecce) e Vito Frascella, 40enne nato a Taranto, Giuseppina De Iudicibus, 55 anni, di Napoli, e Michela Miorelli, 43enne di Rovereto. Arresti domiciliari per Vito Meliota, 37enne di Conversano (Bari). Obbligo di presentazione alla pg per Michelina Vitucci, 44enne di Bari. Ricercato invece, Corrado Di Stefano, romano di 68 anni, destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari. Già da tempo all’estero, al momento è irreperibile.

    De Gregorio punto di riferimento del gruppo criminale

    Le attività di indagine, si sono protratte per circa due anni. Ed hanno consentito di delineare il coinvolgimento degli indagati – il cui punto di riferimento è l’ex senatore De Gregorio. Attorno a lui ruotano le dinamiche criminali del gruppo nelle vicende estorsive a due bar della capitale e nel reimpiego di oltre 470mila euro all’interno di società a loro facenti capo.

    L’estorsione al bar “Enjoy” di via Chiana

    Nell’aprile 2016, infatti, il gestore del bar “Enjoy” di Via Chiana, denuncia un’estorsione di 80.000 euro.

    I riscontri effettuati con intercettazioni, visione delle telecamere di videosorveglianza e le dichiarazioni, hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’estorsione. Attraverso una serie di minacce, tra cui quella di far apporre i sigilli al locale.

    È Schena, braccio destro di De Gregorio, ad inviare presso il bar Enjoy Frascella e Fracella, all’epoca militari in servizio nella Marina Militare italiana, per esigere dal gestore la restituzione di 80.000 mila euro, asseritamente dovuti al Di Stefano da una terza persona.

    La strategia per evitare l’indagine: querelare il gestore del bar

    Sul posto è presente anche De Gregorio, che, preoccupato del possibile coinvolgimento nell’indagine per l’estorsione, si preoccupa di ideare una strategia difensiva e consiglia al Di Stefano di sporgere querela nei confronti del gestore del bar di Via Chiana, per la sottrazione degli 80.000 euro.

    Pochi giorni dopo l’estorsione, peraltro, la stessa somma viene investita da Di stefano nelle società Italia Global Service s.r.l. e Apron S.R.L, gestite occultamente da De Gregorio, Schena e Frascella.

    L’estorsione camuffata da aiuto a un socio

    L’estorsione e il successivo autoriciclaggio del profitto da essa derivante  vengono mascherate, sempre su consiglio di De Gregorio, attraverso il riconoscimento a Di Stefano di una quota societaria dell’Italia Global Service srl, all’interno della quale possiede una quota anche la Pianeta Italia srl (nella cui compagine societaria risultano Michelina Vitucci, moglie del Frascella e la figlia di Schena).

    Nelle intenzioni degli indagati, infatti, si cerca di far apparire l’estorsione come un semplice tentativo di aiutare il socio Di Stefano a recuperare un credito.

    Il “Surma” caffé di via Flavia

    L’estorsione nei confronti del bar “Surma” di via Flavia, invece, ha inizio dalla cessione da parte di Vito Meliota della licenza del predetto bar, con la contestuale sottoscrizione di una clausola risolutiva espressa che gli consente di recuperare tale licenza in caso di inadempimento dell’acquirente.

    Ed è a seguito del mancato versamento di alcune rate che Meliota, supportato da Schena che ha interesse a subentrare nell’affare anche per conto dei De Gregorio, inizia a minacciare il gestore del “Surma” per riottenere la licenza.

    Le minacce al gestore del locale

    È lo stesso gestore, nelle dichiarazioni rese, a tratteggiare le minacce ricevute: “Vito è venuto da me e mi ha minacciato e in una circostanza addirittura mi ha aspettato sotto casa”. “Per pochi giorni ho deciso di chiudere il locale e dopo una settimana sono tornato e ho trovato una catena chiusa con un lucchetto (…). Ho consultato gli altri soci ma abbiamo capito che era meglio evitare altre ripercussioni ed andare via mollando tutto (…). In diverse occasioni, infatti, sia Vito che alcuni suoi amici mi avevano consigliato di lasciare il locale e andare via.”

    Nel gennaio 2017 il gestore del “Surma” lascia definitivamente il locale. Dopo aver sottoscritto dietro minaccia del Meliota e a condizioni assolutamente svantaggiose, un mandato di mediazione per la vendita della licenza del bar.

    La licenza viene poi monetizzata, attraverso la vendita alla neo costituita società Pianeta Italia Food srl.

    Coinvolta anche la società del periodico diretto dalla moglie di De Gregorio

    Tra le società coinvolte, vi è anche la Italia Comunicazione srl che gestisce il magazine online Pianeta Italia News,  “periodico di attualità, politica, cultura e sport” all’epoca dei fatti diretto da Maria Palma, moglie di Sergio De Gregorio.

    Riciclaggio: la commercialista

    Figura chiave nelle operazioni di autoriciclaggio e riciclaggio è Michela Miorelli, commercialista con affari a Milano che, nella primavera del 2016, entra in contatto con De Gregorio e gli altri sodali.

    È dai conti della Miorelli, infatti, che tra maggio e novembre 2016 partono senza alcuna reale causale oltre 390 mila euro. Provento dei reati tributari, di truffa e bancarotta fraudolenta per i quali viene indagata e poi condannata dal Tribunale di Milano nel 2019. Soldi che finiscono sui conti correnti intestati alle società Pianeta Italia srl e Ittica Italiana srl, riconducibili al gruppo criminale.

    L’input dopo le perquisizioni: cancellare ogni traccia di contatto con la commercialista

    Nel dicembre 2016, però, la perquisizione presso l’ufficio della Miorelli all’interno di uno studio legale romano, mette in allarme l’ex senatore. Per timore di esser coinvolto direttamente o indirettamente nell’indagine milanese. Si preoccupa quindi di cercare una linea difensiva che possa giustificare le interazioni economiche con la Miorelli. Raccomandando ai sodali di eliminare ogni traccia e contatto che potesse portare alla commercilista. Suggerendo anche cosa dichiarare in caso di accertamenti.

    Intercettazioni telefoniche

    I timori nei confronti dell’indagine milanese emergono chiaramente dalle conversazioni telefoniche tra gli indagati. De Gregorio insiste sul pericolo derivante da una analisi approfondita dei flussi finanziari da parte della Guardia di Finanza e sulla conseguente contestazione del riciclaggio “alle persone fisiche” e non solo alle società.

    Le operazioni di riciclaggio

    Le preoccupazioni dell’ex senatore sono legate infatti alle operazioni di riciclaggio compiute a partire dal maggio 2016. Attraverso le quali vengono reimpiegate le somme versate da Miorelli sui conti correnti della Pianeta Italia srl e della Ittica Italiana srl, riconducibili agli indagati.

    Per giustificare il flusso di denaro, anche in questo caso De Gregorio elabora una articolata strategia difensiva, emersa dalle intercettazioni telefoniche, con l’amministratore unico della società Ittica Italiana.

    L’affare saltato in Portogallo per depistare le indagini

    L’ex senatore, infatti, suggerisce una versione dei fatti che vede la MIiorelli interessata all’apertura in Portogallo di un allevamento di pesce attraverso la società Ittica Italiana, per la quale si sarebbe avvalsa della sua consulenza e di quella di Schena. Le somme, dunque, secondo la versione creata ad arte da De Gregorio, sarebbero servite per le spese e i viaggi in Portogallo effettuati per verificare la fattibilità dell’affare, che poi sarebbe saltato.