Home ATTUALITÀ Mondo di Mezzo, Cassazione: non è mafia ma semplici associazioni a delinquere

Mondo di Mezzo, Cassazione: non è mafia ma semplici associazioni a delinquere

Mondo di Mezzo? Due distinte associazioni per delinquere semplici. Una dedita prevalentemente a reati di estorsione, l’altra facente capo a Buzzi e Carminati, impegnata in un a continua attività di corruzione nei confronti di funzionari e politici gravitanti nell’amministrazione romana. Lo spiega la Cassazione riassumendo le motivazioni del processo Mondo di Mezzo. Il verdetto dello scorso ottobre aveva eliminato l’aggravante mafiosa.

Non c’è il metodo né ‘fama’ mafiosa

Senza negare che sul territorio di Roma possano esistere fenomeni criminali mafiosi, la Corte ha spiegato che i risultati probatori hanno portato a negare l’esistenza di una associazione per delinquere di stampo mafioso. Non sono stati infatti evidenziati né l’utilizzo del metodo mafioso, né l’esistenza del conseguente assoggettamento omertoso ed è stato escluso che l’associazione possedesse una propria e autonoma ‘fama’ criminale mafiosa.

Fenomeno di collusione diffusa e sistemica

“Quello che è stato accertato – spiega la Cassazione che riassume le motivazioni del verdetto – è un fenomeno di collusione generalizzata, diffusa e sistemica. Il cui fulcro era costituito dall’associazione criminosa che gestiva gli interessi delle cooperative di Buzzi attraverso meccanismi di spartizione nella gestione degli appalti del Comune di Roma e degli enti che a questo facevano capo. Ciò ha portato alla svalutazione del pubblico interesse, sacrificato a logiche di accaparramento a vantaggio di privati”.

 

“Il quadro complessivo – prosegue – riporta un ‘sistema’ gravemente inquinato, non dalla paura, ma dal mercimonio della pubblica funzione. Una parte dell’amministrazione comunale si è di fatto ‘consegnata’ agli interessi del gruppo criminale che ha trovato un terreno fertile da coltivare. I fatti ‘raccontano’ anche di imprenditori che hanno accettato una logica professata da Buzzi e dai suoi sodali, basata sugli accordi corruttivi, intercorsi tra funzionari pubblici e imprenditori, convergenti verso reciproci vantaggi economici. In questo modo si è limitata la libera concorrenza e ciò è avvenuto attraverso forme di corruzione sistematica, non precedute da alcun metodo intimidativo mafioso”.