Home ATTUALITÀ Mafie, relazione Dia: a Roma “laboratorio criminale” unico in Italia

    Mafie, relazione Dia: a Roma “laboratorio criminale” unico in Italia

    Nella Capitale un vero “laboratorio criminale”: un unicum nel panorama nazionale. A Roma e provincia le “mafie tradizionali proiettate” convivono ed interagiscono con associazioni criminali autoctone. È quanto emerge dalla relazione della Dia che analizza il secondo semetre del 2019.

    Associazioni criminali caratterizzate anche dall’utilizzo del metodo mafioso, secondo una continua ricerca di “equilibrio” che tuteli lo scambio di utilità di ciascuno e sia garantito da un riconoscimento reciproco.

    Non si tratta di un fenomeno completamente nuovo. La “Banda della Magliana”, già negli anni 70’ ed 80’ ha intrattenuto rapporti con esponenti di rilievo di organizzazioni mafiose, come Cosa nostra e la camorra. Anche la ‘ndrangheta ha esportato, prima nel basso Lazio, da almeno due decenni, e poi anche a Roma, uomini e reti di relazioni.

    Soprattutto nella Capitale risultano infatti, da tempo, operativi sia aggregati criminali di matrice locale, che proiezioni di gruppi mafiosi calabresi, campani e siciliani. La coesistenza ed interazione, ultradecennale, tra diverse fenomenologie criminali ha dato vita ad uno scenario delinquenziale complesso ed eterogeneo, caratterizzato da elevata dinamicità. La linea tendenziale che può essere acquisita attraverso l’analisi, è quindi quella di un progressivo allargamento del ricorso al “metodo mafioso”.

    Nuova tendenza alla violenza

    Componenti violente e militari cedono il passo alla promozione di proficue relazioni finalizzate ad un’infiltrazione silente del territorio. “Più di recente – spiega la Dia nel rapporto semestrale – si è evidenziata, tuttavia, una sorta di ‘nuova tendenza alla violenza’, riconducibile a soggetti criminali emergenti nell’ambito della gestione delle piazze di spaccio degli stupefacenti, il cui approvvigionamento resta tendenzialmente appannaggio di camorra, ‘ndrangheta e, in misura minore di Cosa nostra, con gruppi di criminalità straniera, in particolare albanesi, che si stanno sempre più affermando”.