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Roma, le mani della camorra nei ristoranti del centro: 13 arresti tra Napoli e la Capitale

I tentacoli della camorra nei ristoranti di Roma: 13 arresti e sequestri per 4 milioni di euro. In manette anche i vertici del clan Moccia di Afragola.

Dalle prime luci dell’alba, nelle province di Roma e Napoli, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 persone, indagate a vario titolo per i reati di estorsione e fittizia intestazione di beni, aggravati dal metodo mafioso, nonché esercizio abusivo del credito.

Tra i destinatari dell’ordinanza anche Angelo e Luigi Moccia, capi dell’omonimo clan camorristico.

Sequestrati 14 ristoranti

Sono quattordici i ristoranti sequestrati nel centro di Roma questa mattina dai carabinieri di Roma su disposizione della Dda. I ristoranti, la cui gestione è riconducibile al clan, si trovano nella zona di Pantheon, via Coronari, Trastevere, Fontana di Trevi, Castel San’Angelo, Quirinale e piazza Navona.

Gli affari del clan nella Capitale

Intimidazioni per assoggetare onesti imprenditori ma anche insospettabili professionisti entrati in “affari” con il clan e “a disposizione del capo indiscusso Angelo Moccia”. Così il clan gestiva i propri interessi economici nella Capitale.

L’imponente liquidità veniva reinvestita dai Moccia nelle attività commerciali ma anche concedendo prestiti con interessi variabili, in investimenti immobiliari ed in macchine di lusso, sempre attraverso fittizie intestazioni.

Estorsione da 300mila euro a ristoratori del centro

L’indagine ha permesso di documentare le fasi dell’estorsione di 300.000 euro da esponenti di spicco del clan imprenditori della ristorazione, i quali avevano ottenuto dal Tribunale di Roma – Sezione Misure Patrimoniali – la gestione di quattro locali nel centro della Capitale tra Castel Sant’Angelo, Quirinale e Piazza Navona, oggetto di un precedente sequestro per evasione fiscale nei confronti di un noto manager romano del settore, riconducibile, al capo clan Angelo Moccia.

E’ stata individuata inoltre una rete di imprenditori e faccendieri che per favorire il clan camorristico ed eludere indagini patrimoniali, si intestavano fittiziamente ristoranti, beni mobili e immobili.

Prestiti a tre imprenditori

E’ stata infine accertata l’abusiva attività finanziaria svolta dagli esponenti apicali del clan Moccia tramite prestiti di ingenti somme di denaro contante a 3 imprenditori, uno dei quali figlio di un noto personaggio dello spettacolo.

 

Ristoranti al centro e casa ai Parioli: sequestro beni da 4 milioni

I Carabinieri contestualmente stanno dando esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, ricostruito e individuato nel corso delle indagini.

I sequestri: una società con sede legale a Roma, al Pantheon, che all’epoca dei fatti gestiva un ristorante nella zona, fittiziamente intestata a persona compiacente; lo stesso per una società, con sede legale a Roma, in zona Castel Sant’Angelo, che all’epoca dei fatti gestiva un ristorante nelle vicinanze; un immobile di lusso in via Filippo Civinini a Roma zona Parioli, riconducibile ad Angelo Moccia; tre autovetture degli indagati.

Il clan Moccia

Il clan Moccia di Afragola (NA) è una storica organizzazione camorristica, protagonista di accese faide tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Tuttora è operante nei comuni della provincia partenopea di Afragola, Casoria, Arzano, Caivano, Cardito, Crispano, Frattamaggiore e Frattaminore nonché, negli ultimi anni, anche sul territorio romano. Fulcro di tale associazione era Gennaro, assassinato il 31 05.1976 in un agguato dovuto ai contrasti tra la sua egemonia e il contrapposto clan Giugliano che, all’epoca, controllava il territorio di Afragola.

In seguito la famiglia fu retta da Angelo Moccia che, al termine della prima e della seconda guerra di camorra, dopo gravi vicende di sangue, fu destinatario di una condanna all’ergastolo. A seguito di tale condanna, Angelo decise di costituirsi nel 1992, presso la Casa Circondariale de L’Aquila, affermando di essere intenzionato a troncare il proprio passato criminale ed intraprendere la strada della “dissociazione”. In tale occasione aveva dichiarato che non avrebbe accusato nessuno, ma soltanto riconosciuto le proprie responsabilità.

A partire dal 2010, i nuclei familiari di Angelo Moccia e del fratello Luigi si trasferirono a Roma. Dal 2016, a seguito della sua scarcerazione, Angelo Moccia si riunì ai propri familiari a Roma,  in zona Parioli.